LA FORZA TRAINANTE DEGLI OSTACOLI – Scopi e obiettivi generano di per sé ostacoli e attriti, sta a noi estrarre ed utilizzare consapevolmente l’energia e l’informazione che portano con sé.

Riflessioni a cura di Piero Vattovani e Ariella Gliozzo

 

Tutti noi abbiamo fatto l’esperienza frustrante di come, dopo un po’ che cerchiamo di realizzare un desiderio o di raggiungere uno scopo, qualsiasi esso sia, incontriamo qualcosa che ci ostacola o che ci fa perdere l’entusiasmo e l’energia iniziali: ciò che prima sembrava un compito allettante diventa improvvisamente una fonte di problemi, conflitti o rinuncia. Un cambio di situazione che spesso ci destabilizza attivando automatismi di tipo aggressivo, vuoi verso l’esterno per rimuovere o distruggere l’ostacolo vuoi verso l’interno, con impulsi paralizzanti o auto-colpevolizzanti. A questo andamento altalenante di attivazione e tensione “verso” e di allontanamento e ritiro “da“ sono comunque legate le modalità con cui creiamo, manteniamo o, al contrario, disperdiamo la nostra energia psicofisica e di conseguenza il nostro stato di vitalità e di benessere e il senso della nostra realizzazione.

Ma deve essere proprio sempre così: rincorrere mete che ci sfuggono e lottare con ostacoli che ci sovrastano? Esiste un altro modo che ci consenta di cambiare punto di vista arricchendo nel contempo la nostra rappresentazione della realtà? Per rispondere a queste domande possiamo farci aiutare da una diversa prospettiva, tra l’altro già presente nelle scuole di consapevolezza di tutti i tempi e tradizioni, secondo la quale obiettivi e ostacoli vanno visti non come oggetti separati ma come un insieme dinamico in costante relazione e costruzione reciproca, quasi ad evocare l’unitarietà dei processi trasformativi che ad esempio nella fisica moderna lega il concetto di materia con quello di energia.
In contrapposizione il pensiero comune ci dice invece che la forza e la direzione sta nell’obiettivo, vissuto come parte di noi, e che la debolezza e la disgregazione sta nell’ostacolo, percepito come cosa estranea e diversa da noi.

Per superare questa dicotomia che può generare paralisi ed impotenza, ci viene in aiuto la fisica con le sue leggi: il terzo principio della dinamica (terza Legge di Newton) indica infatti che le forze si presentano sempre a coppie o in altri termini che ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria. Allora diventa più facile comprendere come gli obiettivi che perseguiamo e gli ostacoli che incontriamo fanno parte dello stesso quadro, due facce della stessa medaglia intrinsecamente legate tra loro. Il movimento dell’uno genera necessariamente l’altro e viceversa.
Questa “conversione” dal pensiero comune richiede di allentare le nostre identificazioni con i processi mentali ed emozionali, che proiettano continuamente aspettative soggettive sulla realtà alterandone la sua percezione, per entrare infine in contatto con le cose come sono e come si dispiegano effettivamente.

Le abitudini e le resistenze potrebbero allora suggerire che meglio sarebbe stare fermi, assumere un atteggiamento passivo e rinunciatario: zero desideri, zero obiettivi e zero progetti, per avere zero delusioni, zero ostacoli e zero fallimenti. Ma quindi anche zero vita, perché la vita va in un’altra direzione: è movimento, rischio, cambiamento e, per noi “umani”, anche consapevolezza e comprensione.

Vediamo dunque come la consapevolezza e la comprensione possono trasformare l’ostacolo da blocco a opportunità. In primis aiutano a percepire gli scopi e gli impedimenti come due forze, (attiva/passiva, azione verso/ resistenza a) sempre in movimento, coesistenti e complementari. Poi ci permettono di diventare l’elemento terzo (forza neutrale e di sintesi) che da un livello superiore è in grado di vedere l’azione congiunta delle altre due forze e pertanto di usarle entrambe verso la direzione scelta.

Questi passaggi richiedono però la formazione di un atteggiamento nuovo che è conseguente allo sviluppo di una particolare capacità di osservazione e di attenzione nel presente (mindfulness). Una mente “mindful” consente poi il salto di qualità all’evoluzione interiore e l’empowerment delle capacità di progettazione e di realizzazione nella vita personale e professionale.

In sintesi, perché l’ostacolo manifesti la sua forza positiva, il primo passo è diventare consapevoli che i punti di attrito e di resistenza sono portatori di energia e di informazione tanto quanto i nostri obiettivi. Ci informano che (e come) siamo entrati in relazione con il mondo reale, uscendo da quello mentale del puro desiderio dove, ovviamente, non troviamo ostacoli ma neanche realizzazioni e spesso ci limitiamo solo a inutili dispersioni di energia.

Il secondo passo riguarda il rischio di personalizzare l’ostacolo stesso nel momento in cui associamo ad esso qualche nostra emozione negativa (rabbia, inadeguatezza, paura, ansia, invidia, colpa, pigrizia, ruminazioni, depressioni ecc.) che a quel punto assorbirà immediatamente tutta la nostra energia disponibile. Imparare a osservare l’ostacolo con un certo grado di distacco, vedere dove e come agisce su di noi, lasciare il tempo che ci parli dei rischi e delle paure ma anche dei modi per incontrarlo, abbatterlo o aggirarlo può rivelarsi invece una strategia più efficace che considerarlo un nemico da sconfiggere o da evitare.

Il terzo step, impossibile senza un certo avanzamento nei primi due, chiama in campo l’intelligenza alta, quella nostra facoltà di unire ragione, emozione e visione, per riformulare obiettivi e strategie e per scegliere consapevolmente le direzioni e le azioni opportune, tenendo conto di tutti gli elementi a disposizione, ostacoli compresi.

E’ proprio in questa fase che l’ostacolo, sia che si scelga di affrontarlo, aggirarlo o infine di ridefinirlo, può trasformare e trasferire tutta la sua energia su di noi invece di assorbire o disperdere la nostra.