LE EMOZIONI NON STANNO “FUORI” DAL CONTESTO DI LAVORO

A cura di Paolo Fusari (psicologo del lavoro – Trieste)

 

Il termine emozione deriva etimologicamente dal verbo latino “emovere”, che significa trasportare fuori, smuovere, scuotere. Sarebbe sufficiente tale precisazione per comprendere l’importanza delle emozioni anche nel contesto organizzativo e lavorativo. Si rafforza ancora la rilevanza delle emozioni nel lavoro se si considera che l’emozione stessa è una reazione ad un evento esterno o interno a noi, di natura sociale, in quanto avviene in relazione agli altri o a delle situazioni, e che ogni evento può provocare emozioni diverse, anche in funzione del valore che assume per la persona stessa.

 

 

Non esistono emozioni “buone o cattive”

E’ noto che non esistono emozioni ‘buone o cattive”, “belle o brutte” e ciò che conta è invece una efficace gestione delle stesse. Di fronte alle emozioni ogni persona risponde con diverse modalità, anche soggettive, ma prevalentemente in modo fisiologico, tonico, posturale, motorio ed espressivo. Le emozioni ci influenzano sempre, in ogni momento della nostra vita di relazione, perché, ad esempio, di fronte a eventi dello stesso tipo tendiamo a comportarci in maniera differente anche a seconda del buono o cattivo umore del momento. In breve le emozioni “si vedono”, “si esprimono”, “si riconoscono” e per questo è necessario imparare a saperle gestire, soprattutto, ma non solo, nel contesto di lavoro. Ciò diventa fondamentale per acquisire una consapevolezza circa le modalità personali di gestione delle emozioni, per sviluppare la capacità di gestire il rapporto con gli altri, con gli interlocutori critici e nelle situazioni difficili. Consente infine di migliorare la capacità della persona di trasmettere sicurezza ed ottenere consenso dall’altro.

 

Perché l’attenzione alle emozioni sul lavoro

Nei contesti di lavoro le relazioni tra le persone sono anche fortemente emotive, occorre ad esempio imparare a negoziare con chi sta accanto e mediare posizioni, che spesso non sono mai razionali. Riconoscere e saper gestire più efficacemente le emozioni sul posto di lavoro consente poi alla persona di valutare meglio l’ambiente circostante, di prepararsi all’azione regolando il “sistema corpo”, di comunicare le proprie intenzioni e mantenere un necessario monitoraggio personale.

Gestire le emozioni sul lavoro vuol dire operare per il benessere psicologico della persona e dell’organizzazione  in quanto le emozioni sono anche fonte ricca di informazioni ed energia perché  aiutano nel processo di decodifica e comprensione dell’altro.

Nel contesto di lavoro “il lavoro sulle emozioni” rafforza le abilità delle persone e le relazioni, perché sempre più le persone sono il fattore differenziante di una organizzazione, perché in una organizzazione le persone sono e producono maggior valore, perché le emozioni predicono il 55% dei fattori chiave di successo, ovvero della performance.

 

Le emozioni di base e la paura della perdita

La rabbia, la tristezza, la paura e la gioia sono alcune delle prime emozioni di base che una persona manifesta e che ovviamente si provano ed esprimono anche nei contesti di lavoro. Pur non sottovalutando le emozioni di base quali la rabbia, la tristezza e la gioia, quotidianamente espresse dalle persone durante l’attività lavorativa, la crisi attuale del lavoro pone l’accento sull’impatto forte che l’emozione paura (paura della perdita del lavoro) ha rispetto alle reazioni ad un evento stressante. L’emozione paura può essere generata da altre persone o da eventi esterni, da pulsioni o emozioni più interne e le reazioni più comuni possono essere la fuga o la paralisi. Nel lavoro, ad esempio, si può aver paura per la percezione dell’incertezza, per la perdita del senso di sé (autostima, autoefficacia, identità), per la perdita delle capacità di interazione (interpersonali e sociali), per la perdita del potere e del controllo, per la perdita del ruolo sociale, per la perdita della prospettiva temporale (speranza, progetti, desideri), per la perdita dell’autonomia (dipendenza ed assistenza) e per la perdita delle routines personali e comportamentali.

Questo forte panorama di (emozione) paura delle perdite nel lavoro produce effetti altrettanto negativi dal punto di visto emotivo, cognitivo e comportamentale. Possono aumentare altresì, in base alla valutazione soggettiva di ogni persona, il senso di rabbia, di irritabilità, di aggressività oppure il senso di colpa, la vergogna, la paura di non farcela, lo scoraggiamento, la perdita di controllo e della speranza. Le persone possono poi reagire manifestando condizioni di ansia, di depressione, di apatia e autoisolamento con un intorpidimento delle difese ed un abbassamento della stima di sé e dell’identità personale. Gli effetti più negativi possono infine generare pensieri suicidari e di coping patologico, crisi nelle relazioni familiari, distress fisici, disturbi del sonno, ecc..

 

Cosa possiamo fare per imparare a gestire le nostre emozioni sul contesto di lavoro?

Possiamo inizialmente esercitarci a riconoscere il percorso delle nostre emozioni. Un semplice esercizio di allenamento potrebbe essere il seguente:

1) cerchiamo di identificare le nostre ed altrui emozioni e concentriamoci sull’espressione del viso, sul tono della voce, sulla situazione che stiamo vivendo;

2) proviamo a utilizzare meglio le nostre emozioni lavorando sulla consapevolezza dei nostri stati d’animo, “che cosa sto provando e perché”;

3) comprendiamo e decifriamo le nostre emozioni (impariamo a dare un nome alle nostre emozioni, ad esempio felicità/estasi, shock/dolore, ecc.);

4) possiamo essere un po’ più pronti per la gestione delle nostre emozioni, ovvero per la regolazione delle stesse.

 

L’esercizio precedente può essere ancora più raffinato se, ad esempio, ci soffermiamo di più in alcune fasi previste come quella di allenarci a dare un nome alle nostre emozioni. E allora scopriremo che possiamo esprimere l’emozione “Gioia” anche come divertimento, euforia, estasi, felicità. Scopriremo che descriviamo l’emozione “Rabbia” come collera, furia, animosità, ira, violenza, irritazione, fastidio. Ed ancora possiamo decifrare l’emozione “Tristezza” con dolore, abbattimento, solitudine, pena.

 

Se poi vogliamo esplorare ancora di più le nostre emozioni possiamo iniziare ad esercitarci a valutare le intensità delle emozioni stesse. Proviamo con alcuni esempi:

Emozione Bassa intensità Alta intensità
Gioia Serenità Estasi
Paura Preoccupazione Terrore
Tristezza Malinconia Dolore

Un secondo utile esercizio per riconoscere e gestire il nostro percorso emotivo può essere il seguente:

1. Definiamo bene la
situazione che ci accade
o ci è accaduta
(descriviamola)
2. Proviamo a
riconoscere
l’emozione che
abbiamo provato
(diamole un nome)
3. Riflettiamo su
cosa volevamo fare
e reagire
(lo stato d’animo
del momento)
4. Riflettiamo su quello
che realmente abbiamo fatto e
chiediamoci perché
(consapevolezza e gestione delle
emozioni)

Per finire possiamo esercitarci a riconoscere le due facce dell’emozione. Questo ci aiuta ad utilizzare meglio le nostre emozioni. Facciamo degli esempi. Quali possono essere le due facce dell’emozione “Paura”? La valutazione negativa della Paura può portare al panico, all’apprensione, alla svalutazione di sé. Se invece proviamo a guardare l’emozione Paura da una angolazione diversa forse possiamo scoprire utili integratori che ci aiutano a gestire l’emozione Paura come eccitazione, concentrazione, capacità di trovare altre soluzioni, azione, ecc.Ed ancora per l’emozione “Rabbia”. La valutazione negativa dell’emozione Rabbia ci può portare a scoppi d’ira, scarse soluzioni, fuga, passività, colpevolizzazioni. Se invece scopriamo meglio i nuovi integratori che ci aiutano a guardare l’altra faccia della Rabbia, possiamo renderci conto invece che l’emozione Rabbia ci può aiutare ad essere più determinati, anche creativi e a essere più assertivi.

Buone emozioni!  

Paolo Fusari (psicologo del lavoro – Trieste)