A PROPOSITO DI MEDITAZIONE E DI MINDFULNESS

a cura di Piero Vattovani, psicologo

 

Che cos’è la meditazione?

Spiegare cosa è la meditazione non è semplice, perché la meditazione in primo luogo è un’esperienza, fisica, emozionale e spirituale, che porta ad una profonda consapevolezza di sé in connessione con gli altri e con il mondo che ci circonda. Più che una specifica tecnica è quindi uno stato dell’essere e, come tale, ha bisogno di essere sperimentato e vissuto.

Detto questo, si possono richiamare i  due significati principali del termine meditazione, quello occidentale (dal lat. meditatio = riflessione) più legato ad un processo mentale di focalizzazione e approfondimento sulla realtà, interiore o esteriore che sia, e quello orientale (dyana in sanscrito) che invece si rifà ad una visione e ad uno stato unitario dell’energia psico-fisica nell’uomo da raggiungere e incrementare anche tramite specifiche tecniche di respirazione, movimento, attenzione.

Ancora un’ultima osservazione etimologica che aiuta a cogliere un’altra sfumatura della meditazione: la radice latina di meditare deriva dal verbo “mederi” che si traduce con “prendersi cura di” …ma di che cosa , se non di se stessi, nella propria interezza fatta di corpo, di cuore, di mente e di spirito nel presente del “qui ed ora”, cioè nel mondo concreto e quotidiano di ciascuno di noi.

 

Che cos’è la “mindfulness” ?

Mindfulness in inglese significa consapevolezza, cioè lo stato dell’essere cui generalmente tende la meditazione, ed è la traduzione del termine sanscrito “sati”. L’importanza e la pratica della consapevolezza, che in realtà ha accompagnato trasversalmente lo sviluppo dell’uomo in tutte le culture, è uno dei fondamenti dell’insegnamento del Buddha e di tutta la tradizione che da esso ha preso origine, nonché di tutte le altre tecniche millenarie di meditazione messe a punto in tempi e luoghi diversificati. Nel corso degli ultimi decenni queste tecniche si sono diffuse in occidente prima in ristrette comunità e ora a livello sempre più allargato, quasi di massa, sia come pratica culturale alternativa sia come tecnica di cura nell’ambito di alcuni filoni delle psicoterapia e delle medicina olistica.  Attualmente il termine “mindfulness”, in contesti terapeutici e psicologici, è generalmente associato all’utilizzo della pratica meditativa finalizzato alla riduzione dello stress, sebbene sia sostanzialmente un adattamento di una forma di meditazione tradizionale basata sull’attenzione consapevole al corpo, al respiro e al flusso di pensieri.

 

A cosa serve meditare ?

Meditare, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, ha vari effetti interessanti e positivi a livello fisico, emotivo e mentale. In questi ultimi anni ci sono stati molti studi scientifici, in ambito medico e psicologico, che hanno dimostrato come la meditazione agisca direttamente sui circuiti neuronali influenzando ed equilibrando l’attività e l’interazione tra le varie funzioni del cervello. La pratica meditativa agisce anche sul livello di produzione e di messa in circolo degli ormoni e dei neurotrasmettitori coinvolti direttamente con l’attivazione e la disattivazione delle emozioni e dello stress e con la regolazione del sistema immunitario.

In sintesi meditare contribuisce al benessere psicofisico generale, aiuta a smorzare le reazioni emozionali disturbanti, aumenta la capacità di concentrazione, la sensibilità percettiva e la creatività. Inoltre, al di là di questi benefici che trovano riscontro nella vita quotidiana, la meditazione è uno strumento potente ed indispensabile per l’auto consapevolezza e lo sviluppo interiore: allora da semplice tecnica si trasforma in atteggiamento emozionale profondo nei confronti della vita e del mondo.

 

Si può meditare nelle vita convulsa di tutti i giorni ?

Non è complesso né richiede tanto tempo, basterebbe la costanza di stare seduti in silenzio, anche solo per un decina di minuti ogni giorno, per sentire già alcuni effetti benefici. Purtroppo il problema principale per l’uomo contemporaneo è la presunta “mancanza di tempo” derivata dagli impegni e dalle pressioni della vita sociale e lavorativa. Così anche un impegno tanto banale diventa improponibile e quasi impossibile da ricordare dopo la novità dei primi giorni: spesso solo il pungolo di una crisi o di uno stato di sofferenza interiore riesce ad innescare la continuità necessaria per l’apprendimento dello strumento ma, come si è detto, non è solo questione di tecnica.

L’attuale momento di notorietà della “mindfulness” in ambito terapeutico e aziendale può sicuramente contribuire alla diffusione della meditazione. Ma tale opportunità contiene anche il rischio che questa pratica possa essere ridotta al solo ruolo di contenimento dell’ansia e dello stress, effetti di una vita frenetica e alienata, perdendo la sua indipendenza e le sue peculiarità, caratteristiche che la rendono prezioso strumento per chi non vuole semplicemente “sedarsi” ma vuole invece investire sullo sviluppo di sé attraverso la propria comprensione, autonomia e creatività.

 

Qualche consiglio per iniziare ?

Poiché la meditazione è una pratica, va conosciuta e appresa solo attraverso la sperimentazione costante, senza perdersi in eccessive elucubrazioni, discussioni, letture e approfondimenti teorici, proprio come non si può imparare a nuotare o a sciare leggendo solo dei manuali.

Le tecniche sono molte e per orientarsi ed iniziare può essere utile prendere spunto da un libro o frequentare un corso, ma in realtà basterebbe trovare un momento delle giornata, 10 minuti al mattino o alla sera, in un posto tranquillo della casa, in cui si può stare seduti comodi (va benissimo su di una sedia) con la schiena dritta, le braccia e le spalle rilassate, le mani che appoggiano sulle ginocchia e restare in silenzio a sentire il proprio corpo, il respiro, osservando i pensieri che vanno e vengono. Senza intervenire, senza fare niente, senza giudicare o giudicarsi, stare lì e basta e vedere cosa succede al corpo, alle emozioni e alla mente in questa situazione nuova.

Il tutto è più semplice di come sembra: se si riesce a mantenere una costanza di qualche mese, il resto verrà da sé, altrimenti… si può sempre ricominciare…con una rinnovata attenzione e una più profonda comprensione, così le resistenze e gli ostacoli diventeranno alimento e stimolo per meditare di più e meglio.